Dopo aver toccato il minimo di sempre, con l’Euribor 1 mese sotto lo 0,5, i tassi sono gradualmente tornati a crescere.
La BCE non è intervenuta modificando il suo tasso base, fissato ancora all’1%, ma le tensioni e le aspettative dei mercati hanno provocato movimenti sull’andamento dell’Euribor che, ricordiamolo sempre, è calcolato giornalmente ed indica il tasso di interesse medio delle transazioni finanziarie in Euro tra le principali banche europee. E’ in sostanza il costo del denaro pagato dal sistema bancario.
Quello a cui abbiamo assistito negli ultimi mesi non è certo un terremoto ma un’inversione di tendenza sì. Abbiamo più volte spiegato come, molto spesso, l’aumento dei tassi sia legato ad una crescita economica eccessiva, così come la diminuzione sia invece la spia di un rallentamento. Qualche segnale di ripresa in effetti c’è stato anche in Europa ma, ad eccezione della Germania, tali segnali sembrano ancora troppo deboli per giustificare una manovra restrittiva (cioè un aumento del costo del denaro) da parte della Banca Centrale Europea. Piuttosto sembrano essere le voci sulle difficoltà di alcuni paesi europei a mettere sotto pressione la valuta unica aumentando i rischi legati all’incertezza. Dopo il salvataggio di Grecia e Irlanda si parla ora di Portogallo e Spagna…
Va infine ricordato che il differenziale tra tasso fisso e tasso variabile resta ancora elevato ed è quantificabile in un paio di punti percentuali. In entrambi i casi si tratta di tassi così bassi che in Italia, solo 15 anni fa, nemmeno erano ipotizzabili. E’ certo pertanto che la convenienza esiste ancora oggi ma che la decisione su quale tasso scegliere richieda, tanto allora come adesso, l’assistenza di un bravo consulente.

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